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12 December 2018
admin
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PIERFRANCESCO PISANI e LITTA_PRODUZIONI
in collaborazione con Infinito srl e Progetti Dadaumpa

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ANDREA COSENTINO
in
ANGELICA
regia ANDREA VIRGILIO FRANCESCHI


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CALENDARIO SPETTACOLI

Come al solito non c’è storia. Ogni tentativo di abbozzarne una sfiora la retorica e scivola nel ridicolo. C’è semmai – come e più del solito – il gusto di smontare le storie. Ne l’asino albino raccontavo uno spettacolo, l’impossibilità del suo farsi che scivolava in una epifania derisoria e tragica, in una apparizione invisibile per eccesso di luce. In angelica tento di entrare nei meccanismi stessi della mitopoiesi, prendendo a pretesto una sua manifestazione degradata: il mondo delle fiction televisive.

Ci sono dunque degli ingredienti, dei brandelli di dialoghi e situazioni abbozzate. Una troupe che sceglie di girare uno sceneggiato televisivo in una casa di un quartiere popolare romano; un’attrice – Angelica appunto – che continua a recitare la propria morte, fino allo sfinimento. Ciò che si ripete in teatro ci fa ridere. Perché è il passato che pretende di ritornare come niente fosse. Ci sono delle immagini – poche – che mi faccio carico di scuotere sul loro asse per ottenerne un alone di movimento: l’icona di un papa tremante che fende la folla giubilare sulla sua papamobile, il ricordo della statua della Madonna portata in processione nel giorno del venerdì santo a Chieti. E’ la dialettica sacro/dissacrazione come le due facce di una stessa aspirazione. O il rovescio bifronte di un medesimo vuoto.
Non c’è storia. Ma c’è una concessione al bisogno di tirare avanti. Una trama. Ed è quella dello sceneggiato ricostruito in scena senza ausili tecnologici, ma utilizzando la cornice vuota di ciò che fu un televisore, e parrucche e primi piani e piani interi e bambole e pezzi di oggetti e dettagli di corpi. Si tratta innanzitutto di mimare con la povertà di mezzi scenici la povertà di un linguaggio. Farsi doppio parodico del linguaggio standardizzato del racconto televisivo. Ma c’è anche altro.
Pasolini scriveva che materia del cinema – dell’audiovisivo – è il pianosequenza come presente assoluto. E’ il regista che selezionando e tagliando e montando tra loro pezzi di presente dà loro un senso. Creando nessi. Facendone materia di narrazione, cioè storia. Dunque passato. Però mi chiedo: come può il presente raccontarsi a se stesso? Io tento di installarmi nei tagli del montaggio, di dilatare i nessi, creare gioco tra i giunti; voglio disincantare l’impostura ipnotica dei raccordi narrativi, far emergere ludicamente il nonsenso che fa da sfondo alla costruzione del senso. Aggiungeva Pasolini che come il montaggio dà senso al cinema, così la morte dà senso alla vita. Però mi chiedo: cos’è che dà un senso alla morte?
Se non c’è storia dovrà esserci da ridere. E’ ciò che credo di avere imparato dal teatro popolare, dalla cultura dei subalterni. Di coloro che, ben prima di noi smarriti postmoderni, hanno dovuto imparare a vivere senza il sostegno di un passato né prospettive di futuro. E’ il senso profondo dell’intrattenimento. Perché va bene la denuncia e la memoria e la controinformazione e il mondo a capinculo. Ma innanzitutto esserci. Qui e ora. Comunque.

 RASSEGNA STAMPA

Un fiume in piena, irrefrenabile, Andrea Cosentino nel suo nuovo monologo ‘Angelica’. (…)
Nicola Viesti , Hystrio

E’ ormai evidente che si sia creata una corrente, ancora non riconosciuta, di giovani artisti teatrali che sembrano voler fornire un’antitesi divertita e astratta, sconnessa e grottesca all’ormai troppo celebrato teatro di narrazione. Andrea Cosentino è uno di questi nuovi personaggi della scena, da andare a vedere, accettando di restare avviluppati da quel suo procedere apparentemente disarticolato e invece strutturato sottotraccia da spirali acutissime di riflessione mai portate troppo alla luce, giocate tutte con lucidissima ironia, spesso con decisa e esilarante comicità…
Antonio Audino , Il Sole 24 Ore

… L’intelligenza – di cui da sempre gli esteti diffidano – è il valore aggiunto di questo spettacolo …
Attilio Scarpellini, Lettera 22

Artista tra i più interessanti degli ultimi anni, nei suoi monologhi Cosentino intreccia storie che si aprono in continuazione senza mai concludersi, dando vita a una spirale metanarrativa, carica di una comicità trasversale e intelligente, perla rara in un panorama come quello odierno, in cui nella contrapposizione tra l’evasione nazional-popolare e l’impegno monolitico resta assai poco spazio a chi cerca di raccontare la contemporaneità con acume e leggerezza. (…) in «Angelica» l’afasia di Cosentino raggiunge una raffinatezza e [può sembrare un ossimoro] una compiutezza che riescono a sfiorare insieme corde altissime di intensità emotiva, riflessione rigorosa e travolgente comicità.
Graziano Graziani, Carta

Andrea Cosentino (…) ha avuto un processo di maturazione e di raffinazione scenica che me lo fa apparire, oggi, come uno dei più intelligenti e divertenti attori solisti in assoluto.
Marco Palladini, Le reti di Dedalus

Tutto ciò diventa il pretesto per l’attore/autore per parlare del nostro tempo in modo intelligente e con un uso dei propri mezzi interpretativi che diventano ogni volta più coerenti e personali.
Mario Bianchi, Eolo

(…) E ancora una volta non sai se ridere o piangere. E nel dubbio… applaudi.
Simone Tonelli, Giornale di Brescia

Parlare di tutto, per parlare di morte. Una morte smitizzata, che assume un che di leggerezza, raccontata a parole e mimica che si susseguono senza sosta grazie all’abilità verbale e gestuale insieme di Andrea Cosentino (…) Grazie a un’indubbia capacità trasformistica, egli costruisce uno spettacolo dagli innumerevoli tasselli apparentemente disconnessi, ma in realtà ben incastrati l’uno sull’altro
Betty Zanotelli, L’Arena di Verona

Angelica non riesce a morire tutto d’un fiato, occorre montare la scena e in questo Cosentino è straordinario: lo scheletro di uno schermo televisivo e il suo faccione in primo piano, poi una Barbie con la stessa acconciatura platino in piano americano, poi di nuovo un dettaglio del volto e così fino alla morte. Non si tratta della ormai abusata contaminazione tra teatro e cinema, perché qui non ci sono video: geniale è la fusione di tecnica cinematografica all’interno dello spazio teatrale come se si trattasse di un cartone animato costruito artigianalmente al momento.
Claudia Cannella, Hystrio

Il realismo si copia, ma la realtà si produce”. La poetica di Andrea Cosentino è espressa da queste parole, tratte dal testo di Angelica, con una straordinaria efficacia: la realtà riprodotta è di per sé stessa mistificazione, è ricerca di senso oltre il senso intimo, senso tradotto potrei dire, è il tentativo di far coesistere atto e potenza, nel momento in cui il pensiero si fa azione, la realtà si vivifica a del tutto nuova esistenza; il realismo ne è la reiterazione sbiadita, realtà senza spessore espressivo, sagoma senza rilievo non tangibile, piatta alla percezione.
Simone Nebbia, Teatro e Critica

Un teatro che parla al cuore ed al cervello del pubblico, uno spettacolo denso e stratificato, da vedere e da rivedere per coglierne tutte le sfumature, per apprezzarne la notevole complessità sotto la più immediata superficie comica. (…)
Valentina D’Amico, Inequilibrio 05 – giornale del festival

(…) uno spettacolo divertente, intelligente, graffiante, stimolante e pieno di verità.
Alessandra Salvatori, Frameonline

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