• Follow us on
  • rss
23 January 2019
admin
Published in post

BALLETTO CIVILE
FONDAZIONE TEATRO DUE
PIERFRANCESCO PISANI

MICHELA LUCENTI e MAURIZIO CAMILLI
in
L’AMORE  SEGRETO DI OFELIA
di Steven Berkoff
ideazione scrittura fisica
e messa in scena di MICHELA LUCENTI e MAURIZIO CAMILLI

Gertrude, voce registrata Elisabetta Pozzi
traduzione Adele D’Arcangelo
disegno luci Pasquale Mari
spazio scenico Alberto Favretto

.

Ciò che rende eterni i grandi testi sono i loro silenzi, le domande che lasciano senza risposta, permettendo così che ognuno possa trovare la propria personale interpretazione fra le righe.
Questa è una delle ragioni per cui l’Amleto di Shakespeare esercita da sempre un fascino indiscusso sui teatranti.
L’ambivalenza nelle relazioni fra i personaggi dell’opera induce naturalmente a molti esperimenti teatrali.
Fra i più riusciti di questi esperimenti, troviamo The Secret Love Life of Ophelia di Steven Berkoff.
Attraverso la forma di uno scambio epistolare fra Amleto ed Ofelia, il testo originale di Berkoff esplora i meandri della relazione fra i due personaggi che Shakespeare suggerisce solamente, celando il suo svolgersi fra le trame delle tumultuose vicende ambientate ad Elsinor, quando il re, padre di Amleto, viene ucciso da suo fratello Claudio, il quale riesce ad usurparne sia il letto che il trono.
Il primo atto si chiude con la promessa di Amleto di far visita ad Ofelia quella notte stessa a mezzanotte per rivelarle il suo segreto;noi sappiamo che il segreto riguarda l’assassinio di suo padre da parte dello zio ma Amleto non avrà modo di mantenere la promessa: prima verrà distratto dalla visita di Rosencrantz e Guildenstern e poi lo stesso Amleto sarà artefice di uno sfortunato omicidio: quello del padre di Ofelia, Polonio.
Berkoff non si perde in motivazioni psicologiche da addurre alla pazzia di Ofelia: semplicemente, nella scena finale, la vediamo spargere fiori sul monologo fuori scena di Gertrude che descrive la sua morte, mentre lo spettacolo viene chiuso dall’urlo senza voce di Amleto.
Sebbene sia scritto in blank verse pseudo-shakespeariani, ciò che di Shakespeare davvero Berkoff riesce a catturare è il ritmo dei dialoghi e, tuttavia, riesce a segnare il testo con il suo uso viscerale del linguaggio e con il sentire esplicito del ventunesimo secolo.
Da questo esperimento nasce così uno spettacolo che sa miscelare sapientemente forme e stili esteticamente diversi, soprattutto grazie ad un linguaggio carnale temperato con la tenerezza e l’ironia: l’opera di Berkoff si svolge fra immagini di amore cortese, desiderio sessuale e premonizioni della futura tragedia.

RASSEGNA STAMPA

Danza sola Ofelia all’inizio: le braccia protese in un volo inquieto e subito ricomposte sul corpo. Slancio e arresto, impeto e riserbo segnano così il ritmo del desiderio amoroso, detto e non detto, segreto e svelato; un ritmo che avvia e compone tutta la partitura dello spettacolo. E’ sola Ofelia, ma pronta a salire, ad un cenno di invito, sul palcoscenico che Amleto le costruisce e le sottrae, facendo cadere delle assi metalliche davanti ai suoi piedi leggeri. Attirata, le percorre di slancio finché quella precaria passerella – quel ponte levatoio che la porta da Amleto dentro il castello di Elsinore – si alza, diventa muro, prigione e insuperabile impedimento. Prima che i due personaggi shakespeariani, ricreati da Steven Berkoff, diano voce al loro amore segreto, questo è lo splendido prologo con cui Michela Lucente e Maurizio Camilli aprono la loro coreografica messinscena del dramma: una bella prova del loro talento e della loro capacità rendere appieno la forza sensuale, erotica di questo testo, diretto, per la prima volta a Londra, nel 2001, dallo stesso Berkoff.
Laura Caretti , Hystrio

… Bellissimo: uno spettacolo di dolente dolcezza, avvolgente nella danza di parole e corpi.
Valeria Ottolenghi , Gazzetta di Parma

Balletto civile, si sa da tempo, è una delle formazioni più vivaci del nostro Paese. Michela Lucenti ha raggiunto una cifra stilistica netta, adulta, che coniuga sapientemente lirismo e verità: è una Pina Bausch all’italiana, capace di far fulcro creativo nel corpo per declinare le dinamiche attorali verso lidi ampi, spaziosi, dove la voce è solo uno degli elementi possibili. Così la narrazione diventa dinamicamente “teatro-danza”: ma la definizione è fallace, limitativa. È teatro, certo, e pure danza: nell’unione però si arriva ad altro, a performatività rigorose e spumeggianti, che non escludono il canto. Inutile, dunque, stare a cercare incasellamenti, catalogazioni: canto, danza, musica, prosa, poesia. È un bel lavoro, tanto basti.
Andrea Prcheddu , Del teatro.it

admin

Comments are closed.

Scroll to Top